Ah la collera…
avete il visto il video di Harry principe inglese che si è arrabbiato molto quando è caduto da cavallo durante una gara di Polo?
Eccolo su:
E allora pensavo alla collera..e ho fatto una piccola ricerca sia nel web che nei miei pensieri.
I motivi della collera potrebbero essere almeno tre: insicurezza, perfezionismo o vittimismo. La persona molto suscettibile spesso è anche insicura perché dopo un evento fastidioso si sente giudicato e non considerato, in questo caso bisogna lavorare sulla propria autostima cercando di valorizzare maggiormente sé stessi e facendo in modo che un momento di rabbia non si trasformi in frustrazione. Se il problema è un eccessivo perfezionismo bisogna imparare ad essere più tolleranti e morbidi innanzitutto con sé stessi in modo da diventare maggiormente tolleranti alle reazioni altrui. Chi invece si sente subito una vittima e tende a drammatizzare i fatti deve imparare a non delegare ad altri la gestione della propria vita partendo proprio dal quotidiano, in questo modo si accorgerà di essere l’unico a decidere l’andamento della giornata.
Ho anche capito che alla fine la collera fa solo male a noi stessi, non agli altri: male anche perchè potresti esssere giudicata come una isterica con dei problemi,anche perchè la gente dificilmente analizza il perchè del tuo stato emotivo, ma vede solo il gesto del momento. Non pensa che magari ci sia qualcosa o sia un periodo della tua vita in cui sei un pochino più instabile..Alla base della collera ci potrebbero essere tanti ma tanti motivi che non tutti sappiamo e che certamente i conoscenti a cui non hai voluto aprire il cuore sanno. E poche persone analizzano nel profondo il perchè di questi stati emotivi che a volte ci assalgono. Impariamo a gestirla, si, questo si..e a tenercela per noi stessi…
Consigli, come la gestite voi?
Pat

Arianna Arietta ha detto:
Credo mi sia capitato pochissime volte, talmente poche che fatico a ricordarle…però a volte mi piacerebbe saper fare qualche bella piazzata, una bella scena madre, nemmeno essere sempre misurati nei modi va bene, perchè ultimamente sembra vigere la regola che più strepiti più hai ragione…
febbraio 3rd, 2010 alle 12:21
faithgio ha detto:
@Pat, proprio recentemente riflettevo sulla mia collera a seguito di critiche ricevute… anche se giuste critiche, e mi ritrovo molto in ció che scrivi, spesso dipende da una bassa autostima. Ci sto lavorando!
Per quanto riguarda il principino, non so, mi sembra molto molto viziato (come d’altronde sarei io vivendo la sua situazione), é anche molto giovane… probabilmente imparerá a stemperare la collera con il tempo…
baci baci
febbraio 3rd, 2010 alle 12:21
madhouse ha detto:
a me capita…ultimamente è capitato spesso…
febbraio 3rd, 2010 alle 12:29
Matteo ha detto:
La collera è di una forza morale sincera, del tutto disinteressata e giusta. Ciao!
febbraio 3rd, 2010 alle 12:33
Patrizia Kunz D´Asburgo Lorena ha detto:
chiaro, l’esperienza aiuta sempre..
febbraio 3rd, 2010 alle 12:33
Patrizia Kunz D´Asburgo Lorena ha detto:
matteoooo ma non so quanto sia giusta…
febbraio 3rd, 2010 alle 12:34
ladymacbeth ha detto:
Uh.
Ehm… Gran bel tema, Pat. Giusto Stamattina ho a che fare con questo “sentimento”.
C’è da dire che se sai incanalare l’energia che deriva dalla collera in qualcosa di positivo, ottieni dei buoni risultati.
Io, quando mi sale il nervoso, cerco di fermarmi, respirare. Di solito mi arrabbio per questioni di lavoro e allora penso che, insomma, magari non vale la pena che io mi arrabbi tanto. Il giusto, ma nonn tanto.
Ci sono giornate in cui mi riesce e altre in cui non ce la faccio.
Per dire, in questo momento avrei voglia di urlare, oppure, in alternativa di una Guinness e di una sigaretta.
Ma soprattutto avrei voglia di uan risata.
Un bacio
febbraio 3rd, 2010 alle 12:39
carrie ha detto:
Buongiorno Pat,
la collera, che sentimento intenso e vorticoso.
Ti sempbrerà strano , ma la gestisco cantando.
Per la serie canta che ti passa.
febbraio 3rd, 2010 alle 12:40
Patrizia Kunz D´Asburgo Lorena ha detto:
ciao carrie come stai bello leggerti di tanto in tanto..
pat
febbraio 3rd, 2010 alle 12:41
doroty7 ha detto:
spesso la gestisco parlando, ovviamente non con chi l’ha scaturita…in questo periodo l’ho evitata, penso non porti benefici. un abbraccio.
febbraio 3rd, 2010 alle 12:47
laura ha detto:
Io non sono collerica, ma credo che ogni tanto faccia bene esserlo,però deve essere circoscritto al momento e non trascinato nel tempo.
febbraio 3rd, 2010 alle 13:03
Brunhilde ha detto:
Ho avuto a che fare, anche per lavoro, con persone colleriche, che si scaldano subito. Non è piacevole star loro attorno, quando perdono il controllo, forse anche per questo ho cercato sempre di controllarmi e di ragionare, prima di lasciar partire la rabbia. Anche perché, sull’onda dell’esasperazione, spesso si dicono cattiverie che non si pensano, si feriscono ingiustamente i nostri interlocutori, si perde il controllo rischiando guai più grossi. Quando proprio non posso evitarlo, però, cerco di stare da sola e sfogarmi con qualche distrazione: nuotare, camminare, cucinare..
febbraio 3rd, 2010 alle 13:13
Francesca P. ha detto:
Uno dei vizi capitali che mi appartengono è proprio l’IRA!
febbraio 3rd, 2010 alle 13:14
ciacco ha detto:
Non sono iraconda.
Mi arrabbio questo si, ma capita veramente di rado e non sono una da gesti eclatanti, da strilli o parole in libertà.
Purtroppo per me e per gli altri, quando succede, sono fredda come il ghiaccio e molto cattiva.
Mi capita più spesso di essere contrariata o di innervosirmi, ma in questi casi mi soccorrono ironia, sarcasmo e anche il senso del ridicolo.
PErò posso dirlo? UN paio di volte ho fatto la matta, spaccato cose, strillato…insomma fatto teatro.
E devo dire che ho fatto un figurone e raggiunto lo scopo.
Peccato che mi sentissi una perfetta idiota.
febbraio 3rd, 2010 alle 13:32
stregatta ha detto:
Oh sì, mi arrabbio, a volte, e la mia collera è spontanea, trabocca come un fiume in piena, non esiste diga che la possa contenere, arginare, ne’ recinti che la possano recintare; ad esempio esplodo con rabbia cieca contro la ”crudeltà “che è, per me, la “virtù” per eccellenza dei mediocri: hanno “bisogno” di esercitare la crudeltà, esercizio per cui non è richiesta la minima intelligenza.
Poi, siccome ho una natura che ha bisogno di capire da tante fonti, mi allontano spesso dal precostruito, dal già fatto, dal già detto; ed imbocco altre strade, imboccando altre strade, sono più facile preda di idee e pensieri diversi che esercitano su di me una malia, l’affascinazione che esercita il serpente che vuole ingoiare il topo,e allora devo scegliere se tremare e farmi mangiare, oppure agire d’astuzia: farmi più grosso, squittire più forte, dimenarmi, oppormi ad una fine certa, arrabbiarmi e poi forse in ultimo, scappare.
Sono sempre stata ribelle, una diciamo poco assoggettata alle regole, una che arruffa il pelo fingendosi ancora più grande, per spaventare chi, a sua volta mi vuole spaventare o piegare. Sono cresciuta con la morale dei Collegi cattolici di provincia, che insegnano, a chi si ribella, l’umiliazione fisica e mentale, e come a come “si muore” lentamente dentro, nell’ubbidienza, nel non voler alzare la testa, nell’ubbidienza cieca. Quei luoghi sono stati i custodi delle mie paure e dei miei mostri, come facevo a salvarmi in posti dove imperavano le gerarchie e la legge del più forte?
Poi sono cresciuta con i pensieri degl’inquieti, mi sono saziata delle poesie di certi poeti maledetti, che sempre c’insegnano che non è bene cancellare, distogliere lo sguardo, serve sempre guardare in faccia il cane rabbioso e scoprire che ci somiglia. E poi io sono così, se decido di rivolgerti la parola, ti guardo dritto negli occhi, anche se sei più anziano o migliore di me e dico ciò che penso, con educazione e garbo sempre. Però non sempre la gentilezza paga, credo lo sappiate un po’ tutte, per esperienza anche. Ero nota da ragazzina, come ora, per fare quello che volevo e che voglio, senza fermarmi, se non quando lo decidevo o lo decido io. Insieme alle madri tutrici del Collegio versavamo nell’erba, durante i pic-nic nelle domeniche di primavera, l’avanzo di tè freddo e intanto il cicaleccio delle ragazzine, questa volta vestite “della Festa”e non con la noiosa divisa settimanale, coprivano il cinguettio degli uccelli che venivano a beccare le briciole e gli avanzi dei biscotti caduti sulle tovaglie, che stendevamo sul prato come allegri fiori dai petali aperti e colorati. Alla Reverendissima Madre, suor Cristina, nonché, mia insegnante di Lettere, che Dio l’abbia in gloria, non importava che io non fossi “una pecora” come le altre. Avevo talmente tanta energia, e nella mia testa passavano talmente idee che, diceva lei, sprigionavo un fascio di luce arancione. E a volte questa energia si tramutava in rabbia, in collera, verso gli ottusi, quelli chiusi nel loro “Piccolo mondo antico”, come li chiamavo io, così scomodiamo anche Fogazzaro. “Non ha senso”, diceva, “aver paura di vedere le persone per quello che sono veramente, di guardare in fondo ai loro occhi la “rabbia e l’orgoglio”, perché ogni tanto capita di leggere in qualcuno come te: l’inganno e la disonestà ti sono del tutto sconosciuti. Ma prima o poi, bambina cara, dovrai seguire un corso accelerato di ABC delle balordaggini, se non vuoi finire mangiata viva in quel mondo in cui sei tanto ansiosa di entrare. Che il tuo coraggio e la tua energia, spesso si tramutano in collera, e invece ti occorrerà tanta pazienza e spirito di sopportazione, per adeguarti a questo mondo che comunque non si fa fermare dalla tua sete di Uguaglianza e Giustizia, e che i tuoi ideali tanto alti non troveranno riposo anche se supportati dal tuo spirito pieno di collera verso gl’ignavi, che vedrai bambina cara quanti saranno e quanti ne conoscerai sulla tua vai, e saranno i peggiori”.
Ora io, nel passo scomposto, posso vedervi la marcia funebre come l’allegria del gioco, ma negli altri sguardi colgo artigli, e mi difendo. Tanto si potrebbe raccontare di uomini ed epoche, senza citare uomini ed epoche, lasciando solo cadere a terra petali di crisantemi e sciogliendo la cera di mille arnie vuote. Così potremo ascoltare il nostro silenzio, guardandoci intorno imbarazzati, con lacrime di piombo, per non esserci adirati prima.
E’ difficile semplificare i grovigli, dividere il bianco e il nero, separare la sabbia dalle pietre e aggettivi da pronomi e sostantivi, prima di chiudere gli occhi e svegliarci davvero. Potremmo raccontarci i sogni, ma dividerli dagli incubi sarebbe improba fatica e snocciolarli sul tavolo richiederebbe pazienza ed esercizio che io, francamente, non possiedo; né mi appartiene, il riso sbiancato di tante fotografie a raccontare le feste e gli onori, e i tanti visi di plastica che raccontano di un mondo slavato e proteso nel vuoto, in queste periferie di stracci, a spasso nel nulla. Sono maschere teatrali, sono sogni tatuati,come faccio a non vomitare la mia collera, ma ognuno ha le sue vite, ed ognuno ha le sue personali collere, e sempre, qualcosa da rivendicare.
Io una mano di speranza, mista ad edulcorata dolcezza, posso passarla sui muri più scuri, e scrostare e stuccare non mi affatica la mano, ma mi annulla il pensiero, per quello che possa valere un pensiero viziato dalla ragione. Io so e mi riesce bene, tirarmi con sommo sdegno da parte e umiliare le parole inappropriate e alterate da alcaloidi e misture di metilenediossimetamfetamina, candeggina e vin brulè alla cannella e zenzero, ma non posso tacere quel dolore che mi brucia lo stomaco, nel sussurrare, nel dire, nel gridare la speranza, nel gettare in faccia il mio proprio pensiero, ed il mio bisogno urgente di Vita e di Sogno.
febbraio 3rd, 2010 alle 13:33
cream ha detto:
la collera è molto difficile da gestire. alcune persone non sono in grado di reagire e, quindi, cedono subito allo sfogo. io per natura non mi arrabbio…magari, mi infastidisco…ma finisce lì. per farmi arrabbiare davvero, ci vuole tanto impegno. due o tre volte all’anno, succede.
febbraio 3rd, 2010 alle 13:39
roberta88 ha detto:
Ci credi che non avevo mai pensato a tutto ciò? io di solito penso alla rabbia e anche all’aggressività…quindi, forse la collera scaturisce anche da quest’ultime o è una conseguenza di queste. Anch’io farò ricerche perchè l’argomento mi interessa…ovviamente la tua spiegazione è molto soddisfacente ma vediamo il tutto dalla mia prospettiva, quella psicologica. Un rimedio alla collera, secondo me, può essere quello che si può usare prima di dire una cosa: contare almeno fino a 10 e pensarci su, pensare se è il caso di essere collerici in certe situazioni e verso certe persone che nn lo meritano davvero!
febbraio 3rd, 2010 alle 13:48
ciacco ha detto:
@stregatta. Sai è strano quando parli della tua vita in collegio, ci ritrovo sempre le stesse esperienze che ricordava la seconda moglie di mio nonno, le stesse tecniche, le stesse “punizioni”, le stesse che fanno dare di matto a mio marito quando qualcuno si azzarda a proporre scuole gestite da religiosi.
E ci ritrovo pure le stesse ribellioni, lo stesso spirito indomito.
Chissà
febbraio 3rd, 2010 alle 13:57
bocconcino ha detto:
Io in generale sono una flemmatica, ma mi e’ comunque capitato di alzare la voce e soprattutto. ho notato, sempre e solo con le persone care, come se solo a loro potessi mostrare la vera me stessa, questo, ovviamente, non è che mi piaccia molto, infatti, in genere, tendo a trattenermi quando qualcosa non mi va a genio o mi viene fatto un torto.
ed ho anche notato che, se si dice subito che qualcosa non va, che per noi non è bello, la collera non si accumula in un palloncino che, se troppo ripieno, quando scoppia…
bacio
febbraio 3rd, 2010 alle 14:45
stregatta ha detto:
@Ciacco: ho frequentato sempre Collegi religiosi privati e a pagamento, più che altro per necessità dei miei genitori che lavoravano con turni ed orari impossibili, sicuramente inadatti alla cura ed alla gestione di due bambine piccole prima e seguire due giovani ragazze dopo. I collegi retti dalle suore quando ero molto piccola alla fine degli anni settanta e negli anni ottanta frequentati da ragazzina, nelle città di provincia preservavano e coltivano una morale rigida ed una educazione a dir poco vittoriana. Se raccontassi certe cose con lo spirito che le scuole hanno adesso, si griderebbe sicuramente alla violenza fisica e psicologica che certi insegnanti esercitavano e che alla fine è quella che fa più male, e quella che ti porta a disconoscere le proprie origini religiose. Conosco molto bene il mondo governato dalle suore nei Collegi. Ho conosciuto educatrici ed educatori sadici, frustrati, inadatti al ruolo che ricoprivano, ed ho conosciuto persone splendide da cui attingo lezioni di vita anche ora che ci ripenso e capisco di più cosa volessero dirmi. Era tutto un mondo a parte, a volte denso di morbosa ipocrisia, a volte ingenuo e chiuso, a volte aperto ed affollato come una teatro alla prima dell’Opera. Sicuramente mi ha plasmato e plagiato sotto tanti aspetti, sotto altri, non ha fatto che acuire la mia intima sete di ribellione.
Di una cosa sono sicura: non ho mai conosciuto la seconda moglie di tuo nonno.
febbraio 3rd, 2010 alle 15:06
gattinaterry1 ha detto:
La collera, cara Pat, è per me una brutta bestia…in me emerge quando sopporto per tanto tempo, è come una pentola a pressione, alla fine esplode! E travolge oggetti, parole, persone…che magari neanche se lo meritano! Mia madre dice che è unìerdeità che mi porto dal ramo paterno…anche loro, nel turbine, non ragionano! Oddìo, sai sempre quello che fai…ma in quel momento lo VUOI fare, perchè speri che sia una punizione per chi ti guarda, è un’appendice del delirio di onnipotenza, della lesa maestà che ti fa sottintendere: “come hai osato fare questo a me?!”. Però, devo dire che, anche grazie al lavoro, ho imparato a frenarmi, a mordermi la lingua prima di strillare, ma soprattutto a “sentire” quando inizia quel “qualcosa che non mi torna” e che poi porta alla rabbia. Ecco, la via preventiva è sempre la migliore. Ma devo lavorarci ancora tanto…baci
febbraio 3rd, 2010 alle 15:24
ciacco ha detto:
@ Stregatta: Mi pare del tutto improbabile lei i collegi privati li ha frequentati qualche decennio prima. Se però fossi andata a qualche scuola privata forse ci avresti trovato mio marito: poteva essere quello che si penzolavadal lampadario del soffitto
febbraio 3rd, 2010 alle 15:28
Patrizia Kunz D´Asburgo Lorena ha detto:
bocconcinooooo come vaaaaaaaaaa…sei già a casa dopo il partoooo
febbraio 3rd, 2010 alle 15:29
stregatta ha detto:
@Ciacco impossibile anche questo, erano solo ed esclusivamente Collegi femminili, a parte quello che ho frequentato alle elementari. Bacioni.
febbraio 3rd, 2010 alle 15:46
Sono solo io Gdn ha detto:
La collera mi apparteneva: da bambina e adolescente lo ero spesso. Ero arrabbiata, arrabbiata perchè forse testarda: non accettavo i no e lottavo vino a farmi male. Urlavo. Uh quanto urlavo. Quante porte sbattute. Quante volte mi sono sentita dire “non gridare che ti sentono tutti!, “alla gente sembrerà che stiamo ammazzando qualcuno”, “non gridare”, “non gridare!!!”
così piano piano non ho gridato più. Non ho sbattuto più. Non ho detto più niente.
Sentivo quella rabbia ribollirmi come fa il magma sotto l’Etna. Cocente, carico di zolle grosse grosse… Ribollire come fa il ragù della nonna certe domeniche. Come quella salsa rossa scura, fatta con il concentrato.
E così mi corrodevo dentro. Esplodevo sempre meno, ma non sopivo per nulla la mia rabbia. Anzi: inespressa aumentava ancor di più il senso di incomprensione e di frustrazione.
Mi arrabbiavo perchè non mi sentivo capita e perché non vedevo riconosciuti i miei sforzi o desideri. Mi arrabbiavo per le ingiustizie, quel “voi…” che io non tolleravo: se stai parlando con me non usare generalizzazioni. Io sono io, gli altri sono gli altri.
In pratica da allora come ora, mi arrabbio per gli stessi motivi.
Oggi cerco di approcciare la rabbia in modalità il più possibile “ascetica”, con distacco. Parlo allo sfinimento, quello sì, ma evito il più possibile di urlare e fare rumore. Cuocio ancora dentro, infatti ho la gastrite… ancora ricordo il pronto soccorso di Sanremo quest’estate, dove sono finita giusto il primo giorno di ferie proprio per un attacco acuto.
La verità è che ormai sono così distaccata da tante cose che un tempo mi facevano appassionare, che ormai mi arrabbio solo per poche cose.
Quanto è sbagliato questo modo di affrontare le cose! Nella conoscenza e consapevolezza di qeusto, io persevero.
febbraio 3rd, 2010 alle 18:42