Ah la collera…
febbraio 3, 2010 in Varie da Patrizia Kunz D'Asburgo Lorena
avete il visto il video di Harry principe inglese che si è arrabbiato molto quando è caduto da cavallo durante una gara di Polo?
Eccolo su:
E allora pensavo alla collera..e ho fatto una piccola ricerca sia nel web che nei miei pensieri.
I motivi della collera potrebbero essere almeno tre: insicurezza, perfezionismo o vittimismo. La persona molto suscettibile spesso è anche insicura perché dopo un evento fastidioso si sente giudicato e non considerato, in questo caso bisogna lavorare sulla propria autostima cercando di valorizzare maggiormente sé stessi e facendo in modo che un momento di rabbia non si trasformi in frustrazione. Se il problema è un eccessivo perfezionismo bisogna imparare ad essere più tolleranti e morbidi innanzitutto con sé stessi in modo da diventare maggiormente tolleranti alle reazioni altrui. Chi invece si sente subito una vittima e tende a drammatizzare i fatti deve imparare a non delegare ad altri la gestione della propria vita partendo proprio dal quotidiano, in questo modo si accorgerà di essere l’unico a decidere l’andamento della giornata.
Ho anche capito che alla fine la collera fa solo male a noi stessi, non agli altri: male anche perchè potresti esssere giudicata come una isterica con dei problemi,anche perchè la gente dificilmente analizza il perchè del tuo stato emotivo, ma vede solo il gesto del momento. Non pensa che magari ci sia qualcosa o sia un periodo della tua vita in cui sei un pochino più instabile..Alla base della collera ci potrebbero essere tanti ma tanti motivi che non tutti sappiamo e che certamente i conoscenti a cui non hai voluto aprire il cuore sanno. E poche persone analizzano nel profondo il perchè di questi stati emotivi che a volte ci assalgono. Impariamo a gestirla, si, questo si..e a tenercela per noi stessi…
Consigli, come la gestite voi?
Pat





Stamattina mi riprendo da una notte movimentata (mi ero “scordata” che dovrei mangiare leggero, perchè in gravidanza si fa più fatica a digerire e mi sono scofanata un piattone di trofie al pesto, qualche dixi e una banana, per poi andare a letto senza nemmeno aver digerito), alle 2320 mi sono svegliata perchè mi sentivo soffocare [...]
Periodo di grandi cambiamenti!!
Mio marito si merita un monumento…qui lo dico e qui lo nego. Non mi riferisco al fatto che se vado al corso di nuoto per
La collera, cara Pat, è per me una brutta bestia…in me emerge quando sopporto per tanto tempo, è come una pentola a pressione, alla fine esplode! E travolge oggetti, parole, persone…che magari neanche se lo meritano! Mia madre dice che è unìerdeità che mi porto dal ramo paterno…anche loro, nel turbine, non ragionano! Oddìo, sai sempre quello che fai…ma in quel momento lo VUOI fare, perchè speri che sia una punizione per chi ti guarda, è un’appendice del delirio di onnipotenza, della lesa maestà che ti fa sottintendere: “come hai osato fare questo a me?!”. Però, devo dire che, anche grazie al lavoro, ho imparato a frenarmi, a mordermi la lingua prima di strillare, ma soprattutto a “sentire” quando inizia quel “qualcosa che non mi torna” e che poi porta alla rabbia. Ecco, la via preventiva è sempre la migliore. Ma devo lavorarci ancora tanto…baci
@ Stregatta: Mi pare del tutto improbabile lei i collegi privati li ha frequentati qualche decennio prima. Se però fossi andata a qualche scuola privata forse ci avresti trovato mio marito: poteva essere quello che si penzolavadal lampadario del soffitto
bocconcinooooo come vaaaaaaaaaa…sei già a casa dopo il partoooo
@Ciacco impossibile anche questo, erano solo ed esclusivamente Collegi femminili, a parte quello che ho frequentato alle elementari. Bacioni.
La collera mi apparteneva: da bambina e adolescente lo ero spesso. Ero arrabbiata, arrabbiata perchè forse testarda: non accettavo i no e lottavo vino a farmi male. Urlavo. Uh quanto urlavo. Quante porte sbattute. Quante volte mi sono sentita dire “non gridare che ti sentono tutti!, “alla gente sembrerà che stiamo ammazzando qualcuno”, “non gridare”, “non gridare!!!”
così piano piano non ho gridato più. Non ho sbattuto più. Non ho detto più niente.
Sentivo quella rabbia ribollirmi come fa il magma sotto l’Etna. Cocente, carico di zolle grosse grosse… Ribollire come fa il ragù della nonna certe domeniche. Come quella salsa rossa scura, fatta con il concentrato.
E così mi corrodevo dentro. Esplodevo sempre meno, ma non sopivo per nulla la mia rabbia. Anzi: inespressa aumentava ancor di più il senso di incomprensione e di frustrazione.
Mi arrabbiavo perchè non mi sentivo capita e perché non vedevo riconosciuti i miei sforzi o desideri. Mi arrabbiavo per le ingiustizie, quel “voi…” che io non tolleravo: se stai parlando con me non usare generalizzazioni. Io sono io, gli altri sono gli altri.
In pratica da allora come ora, mi arrabbio per gli stessi motivi.
Oggi cerco di approcciare la rabbia in modalità il più possibile “ascetica”, con distacco. Parlo allo sfinimento, quello sì, ma evito il più possibile di urlare e fare rumore. Cuocio ancora dentro, infatti ho la gastrite… ancora ricordo il pronto soccorso di Sanremo quest’estate, dove sono finita giusto il primo giorno di ferie proprio per un attacco acuto.
La verità è che ormai sono così distaccata da tante cose che un tempo mi facevano appassionare, che ormai mi arrabbio solo per poche cose.
Quanto è sbagliato questo modo di affrontare le cose! Nella conoscenza e consapevolezza di qeusto, io persevero.