



Galline del coccodèmondo, l’avete riconosciuto il vestito delle prime due foto?
Gorgeous I am !
Nelle ultime due il vestito si vede poco, ma ha un collier abbinato, che è veramente meraviglioso.
Ho catturato la vostra attenzione? Spero di sì.
Ne approfitto per questi pochi minuti di pausa (ho ritmi di studio che vanno dalle 10 alle 12 ore giornaliere, sto uscendo pazza) per condividere con voi un pensiero.
E’ iniziata da qualche settimana la stagione al Gay Village.
E sabato c’è stato il Gay Pride a Roma. Che ha portato con sé le solite polemiche (forse un po’ più stanche del solito) di tutti gli anni.
Lo spot del Roma Pride di quest’anno mi è piaciuto davvero poco: un ragazzo si fa la ceretta davanti alla tv che manda in onda Platinette ad Amici di Maria De Filippi . La voce di Karen di Will & Grace che incita a partecipare all’evento, perché tira più un pelo di un gay che il carro del Pride.
Decisamente migliore lo spot dell’Arcietero (a proposito, aggiungeteli su Fb!) : Simone confida ai suoi genitori di essere Etero, e nonostante la loro preoccupazione per un figlio diverso, lui parteciperà lo stesso al Pride, perché al Pride ci andiamo tutti.
E questo è un diritto sacrosanto.
E’ un diritto e un dovere, secondo me, sfilare in queste occasioni. Non si parla soltanto di difendere una causa o un manifesto programmatico e politico. Si tratta di difendere la natura umana. Ultimamente (!) a Roma stanno accadendo cose veramente sconcertanti.
O forse sono sempre accadute e io ero troppo piccola per ricordarle?
Aiutatemi voi allora a capire.
La scorsa settimana, fuori dal Village, l’ennesima aggressione.
Venerdì, la storia si è ripetuta.
Per non parlare della brutta storia fuori al Coming qualche mese fa, che sollecitò subito il buon caro Gianni a dare il consenso per il Village, nonostante le dovute reticenze.
Mi sento un po’… stordita.
Ho la brutta impressione che questo mondo non mi appartenga più.
I soliti quattro teppisti, sabato notte, fuori dal Village, sono passati a lanciare birre e a gridare “a brutti frociiiii”. La mia ira è esplosa in tutta la mia coattagine romana: “a Brutto Etero del C**** vieni quaaaa se t’areggeeeee che io so più etero di Teee mi levo una scarpa e te la ficco nel cranio, vediamo se esce qualcosaaaaaaa”.
Non ne vado di certo fiera, ma queste cose fanno male dentro.
E non so spiegare, non mi voglio spiegare, il perché di una realtà così distante dall’ovvio.
Il mondo omosessuale non deve essere accettato, non c’è nessuna volontà di differenza.
Io non devo accettare il fatto che mia sorella abbia gli occhi verdi (mi sta sulle palle per questo, visto che io li ho nocciola, ma non è colpa sua). Né tanto meno che l’altra ha i capelli più belli della modella di Pantene senza spendere neanche un centesimo dal parrucchiere.
Non sono realtà da “dover accettare”. E’ la loro natura, così come la mia e quella di mille altre persone. Persone.
Vorrei un mondo rosa a cuoricini. Dove ognuno è libero di essere ciò che vuole, nel rispetto altrui. Senza che qualcuno si senta in diritto di lanciare birre o picchiare.
Fino ad allora, continuerò a portare con me tacco 14, non si sa mai.