Io non h più pazienza. Dico sul serio.
Non sopporto più nessuno: il cliente che ti arriva alle 20.00 anhce se fuori è scritto che al pubblico sono disponibile fino alle 19.30; il cliente che ti fa fare e disfare un lavoro duecento volte, perché cambia idea o dà per scontato che io legga nel suo pensiero; quello che ti racconta con ampi preamboli, simili a volute e ghirigori tipici del miglior barocco, storie con attinenza nulla rispetto a ciò che si intende fare; il padre che ti chiama infinite volte, per la gioia del Sig. Tim presumo, per farmi presente che sì c’è quell’invitato stasera a cena, quindi devo necessariamente disidre i miei di appuntamenti, che devo poi prenotare per la cena, che poi sono di numero x gli invitati ma poi diventano y, per finire con z… ma fino alle 21.30 di ier non si sapeva quanti diavolo si fosse in casa a cenare; non sopporto mia madre che rivendica la stessa cena, portata a casa dalla sottoscritta (che sempre è dato per scontato che avesse già cancellato i propri impegni… miserevole e povera com’è la sua vita privata) perché il fantomatico ospite deve prendere una pillola.
Odio il pretentende rompino a cui faccio presente che tutte le volte che mi inviterà riceverà un cordiale “no” come risposta, ma non perché non mi faccia piacere chiacchierare più o meno amabilmente con lui, ma perché in ogni caso non mi interessa altro fuorché la sua cordiale e discreta (e rada) presenza.
Oggi mal tollero gli uffici di direzione, i centri liquidativi, i sinistri con fantomatici feriti, i mafiosetti che vogliono farsi giustizia da soli, l’amministratore di condominio, la tizia del piao di sopra, la pioggia, i pesci nell’aquario che litigano come matti, la radio che è sempre a volume o troppo basso o troppo alto.
Mi sto francamente antipatica anch’io, perché di solito non digerisco proprio quella gente che per la giornataccia andata a male, finiscono per dispensare nel mondo germi di infelicità e soddisfazione, infettare amici, consocenti e ogni esere vivente di pensieri aggressivi, di rabbia, di fastidio come se fosse una peste virulenta che la pioggia incessante di ieri non riesce a cancellare dalle strade delle mie reti neuronali.
Ecco… il caffé temo non dovrei prenderlo stamattina. Sono gà suscettibile di mio. Direi una miccia pronta a esplodere, ma con uno scarso rinculo e un ancor più breve gittata.
“E dire che ieri sarebbero stati quattro anni con te”
